Sé implicito ed enactment

Il nuovo libro di Luciano Rizzi.

Prendendo le mosse dal concetto di “Inconscio non rimosso” che Mauro Mancia ha introdotto nel 2008, definendolo l’area in cui vengono archiviate le esperienze appartenenti ad un epoca pre-simbolica e pre-verbale dello sviluppo psichico la cui caratteristica e quella di non poter venire richiamate e rese coscienti e la cui materia non riguarda conflitti fra spinte e desideri che si contrappongono, come succede nell’Inconscio dinamico di Sigmund Freud, ma contenuti che, seppure si esprimano in una forma implicita, non potranno mai essere oggetto di coscienza, passo poi a considerare il concetto definito in ambito neuroscientifico da Allan Shore di “Sé implicito” che si è formato dalle matrici dinamiche che si sono evolute dall’interazione con le figure significative durante la crescita e secondo le esperienze che si sono succedute durante la fase evolutiva più precoce dell’individuo e che, pur appartenendo all’inconscio non rimosso, continuano ad esercitare la loro influenza sulle attività e sull’organizzazione dell’apparato psichico nel suo complesso. Per definire da dove il Sé implicito derivi la sua particolare forma, prendo spunto dalle osservazioni dei coniugi Sandler dove, nel fondamentale cap. VII° del testo “Gli oggetti Interni” considerano come le organizzazioni non esperienziali di base, strutturate a partire dall’esperienza soggettiva, possono influenzare in molti modi la percezione, il ricordo e la fantasia, cioè la totalità dell’ambito esperienziale, pur non avendo accesso all’esperienza soggettiva. Conosciamo il Sé implicito attraverso gli enactments, intesi come le manifestazioni sensoriali delle configurazioni interne da cui il Sé implicito deriva la propria fisionomia. Per gli autori che se ne sono occupati, l’enactment è collegato con le esperienze che avvengono quando l’individuo non ha ancora sviluppato la capacità di raffigurare gli eventi e il ricordo, non potendo far uso della simbolizzazione e non potendo quindi venire richiamato, viene registrato unicamente in forma implicita. Tali tracce si depositano in forma di matrici dinamiche nell’inconscio non rimosso dell’individuo ed esercitano una potente influenza sui comportamenti del presente. Tali contenuti per la loro stessa natura, sono esclusi dalla coscienza e quindi non possono aver accesso all’area rappresentativa della persona
Mentre ci serviamo delle parole per dare significato alle espressioni più evolute del comportamento dei nostri pazienti in terapia, tali configurazioni sono atti che appartengono ad un’epoca pre-verbale della vita di essi e, durante la seduta, ci possiamo sintonizzare con questi atti attraverso la nostra esperienza primaria, quella che abbiamo organizzato nel nostro Sé implicito in un epoca pre-simbolica dei nostri stati di coscienza, senza che ad essa si possa giungere a dare un significato tangibile.

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